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Mercoledì, 15 Giugno 2022 09:13

Abbracciare la vulnerabilità per cammini sinodali

La XXII Assemblea plenaria dell’UISG si è celebrata a Roma dal 2 al 6 maggio u.s. Dopo l’attesa, causata dalla pandemia, l’esperienza interculturale e intercongregazionale dell’assemblea ha visto la partecipazione di 700 superiore generali in modalità presenziale e 120 on-line. Un’opportunità grandiosa di ascolto profondo e condivisione per crescere come realtà globale e rafforzare la rete che la UISG sta favorendo tra le diverse Congregazioni. La XXII Assemblea plenaria dell’UISG si è celebrata a Roma dal 2 al 6 maggio u.s. Dopo l’attesa, causata dalla pandemia, l’esperienza interculturale e intercongregazionale dell’assemblea ha visto la partecipazione di 700 superiore generali in modalità presenziale e 120 on-line. Un’opportunità grandiosa di ascolto profondo e condivisione per crescere come realtà globale e rafforzare la rete che la UISG sta favorendo tra le diverse Congregazioni. Sono stati giorni benedetti, dove abbiamo sperimentato un forte senso di comunione tra noi, un tempo molto intenso e significativo per crescere insieme e continuare a guardare al futuro con fiducia e speranza.Il tema, molto interessante e significativo: Abbracciare la vulnerabilità nel cammino sinodale, ci ha permesso di condividere su argomenti attuali che toccano la nostra vita, quella delle Congregazioni e del mondo.In questo tempo storico così inedito, dove non mancano le sfide e le difficoltà, per noi, Superiore Generali, è stato molto importante avere uno spazio di condivisione delle nostre vulnerabilità e dei limiti che stiamo affrontando, ma anche continuare a maturare una visione comune per essere presenza profetica nella Chiesa e nel mondo.Non siamo ancora uscite dalla pandemia e ci troviamo minacciate da una guerra che ha un impatto mondiale. In questi tempi così incerti e bui, l’Assemblea Plenaria ha portato nuove luci aiutandoci a leggere le vicende globali, che hanno reso la fragilità ancora più evidente, come opportunità e trasformazione. La vita religiosa oggi è vulnerabile. Stiamo attraversando un cambiamento epocale, un processo di trasformazione collettiva e mondiale, e c’è bisogno di accogliere la fragilità, come “una realtà a cui Dio ci chiama”.  In una prospettiva sinodale, quando abbracciamo la fragilità siamo rafforzate per sostenerci a vicenda e camminare insieme. Durante le sessioni di lavoro, abbiamo approfondito le tre parole chiave del tema:- ABBRACCIARE: come impegno e chiamata ad un’accoglienza tenera della nostra e altrui vulnerabilità. Avvicinarci alle ferite e farle nostre con rispetto e ascolto profondo. L’abbraccio è sinonimo di cura, coinvolgimento, presa in carico, nello spirito di una fraternità universale che desideriamo vivere, in forza del Vangelo, per essere presenza profetica nel mondo. L’abbraccio diventa allora sinonimo di ascolto di ciò che le nostre congregazioni e tante persone colpite da questa pandemia sentono per essere sorelle e fratelli totalmente rinati.- “VULNERABILITÀ”: è intesa come aspetto comune a tutti noi, religiose e umanità. Riconoscere la nostra vulnerabilità e riconciliarci con essa, accettando i limiti, personali e istituzionali, ci permette di crescere come donne consacrate aperte alla condivisione e disponibili a camminare con gli altri.Siamo creature vulnerabili e fragili: bisognose le une delle altre, consapevoli che il paradosso della fragilità è che quando la abbracciamo, ci rafforziamo sostenendoci a vicenda.La vulnerabilità ci rende umili, capaci di fare spazio all’altro, pronte ad un’ospitalità generativa.- CAMMINI SINODALI: la sinodalità è la via e l’orizzonte della Chiesa: una visione, una pedagogia che ci rende una comunità ecclesiale al servizio dell’annuncio del Vangelo che include tutti, soprattutto coloro che sono esclusi, non ascoltati, i senza voce. Aprirsi a cammini sinodali significa coltivare la comunione in cui Cristo è il centro, la via, la verità e la vita.
La sinodalità ci indica un modo di vivere e di agire che ci definisce come comunità nel suo desiderio di camminare con gli altri. è la natura della Chiesa, della vita consacrata! Siamo chiamate a riaccendere la passione per la vita consacrata e a crescere nel senso di appartenenza per poter condividere con tutti la ricchezza del carisma.La sinodalità ci indica un modo di vivere e di agire che ci definisce come comunità nel suo desiderio di camminare con gli altri. è la natura della Chiesa, della vita consacrata! Siamo chiamate a riaccendere la passione per la vita consacrata e a crescere nel senso di appartenenza per poter condividere con tutti la ricchezza del carisma.L’udienza con Papa Francesco ha completato potentemente la riflessione. Egli ci ha incoraggiate nella nostra debolezza ricordandoci della fiducia che Dio ripone in noi. La Chiesa impara dal suo Maestro che per poter dare la sua vita servendo gli altri, è invitata a riconoscere e ad accogliere la propria fragilità e, da lì, a inchinarsi davanti alla fragilità degli altri. In questa prospettiva, la raccomandazione è vivere, autorità come servizio.Il Papa non ha esitato a considerare gli aspetti di fragilità legati alla vita consacrata e alle vocazioni religiose - ridotta rilevanza dei numeri, delle opere e della rilevanza sociale, degli abbandoni - ma assume e invita uno sguardo e uno slancio positivi. Ci ha anche incoraggiato a cercare modi per partecipare pienamente al processo sinodale e invitare altri a farlo nelle loro parrocchie locali e nelle loro comunità e organizzazioni.Ogni sfida, per noi, donne consacrate, è una chiamata a camminare insieme su un cammino sinodale, condividendo e ascoltando profondamente la nostra fede, il nostro modo di vivere, le nostre speranze e i nostri sogni.Con tutta la vita religiosa desideriamo continuare ad annunciare la gioia del Vangelo attraverso la condivisione della missione comune nella Chiesa.Continuiamo il nostro cammino con gioia e speranza certe della presenza dello Spirito che agisce e trasforma.

Sr Nadia Coppa, ASC
Superiora Generale
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