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Lunedì, 14 Dicembre 2020 09:59

Terza domenica di Avvento

La Parola di Dio di questa III domenica di Avvento – domenica in Gaudete -  è un incantevole inno alla gioia.
Canteremo nell’antifona di ingresso: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino?
Isaia esulterà: Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio.
E nella II lettura San Paolo ci esorterà ad essere sempre gioiosi, a pregare ininterrottamente rendendo grazie a Dio in ogni cosa.
Queste parole sono per noi un segnale chiaro, un invito forte a  svegliarci dal torpore per fissare lo sguardo sul mistero che già sta accadendo.
Il profeta Isaia annunzia la venuta di un Messia che dovrà «fasciare le piaghe dei cuori spezzati», ridare, cioè, coraggio a persone deluse e sfiduciate: un Messia il cui compito consisterà nel «proclamare la libertà degli schiavi e la scarcerazione dei prigionieri».
Ciascuno di noi si senta profondamente grato per essere prima di tutto stato rivestito della veste nuziale della salvezza. Siamo peccatori già perdonati, rivestiti della misericordia divina, dal Sangue di Cristo che ci avvolge e ci dona dignità e libertà. Attraverso l’incarnazione del Figlio, Dio cerca l’umanità e la invita ad una festa di nozze stabilendo un’alleanza nuova ed eterna. E’ Lui l'artefice della gioia, l’artefice dell'incontro. Allora ciascuno di noi coltivi la gioia sentendosi «come uno sposo si mette il diadema, e come una sposa si adorna di gioielli» (Is 61, 10b).
Nel brano del Vangelo incontriamo Giovanni il Battista uomo mandato da Dio come testimone della luce, testimone di Cristo… Egli spogliato di se stesso è divenuto trasparenza del Mistero.
È dominante in questa pagina un interrogativo rivolto in maniera incalzante al Battezzatore riguardo la sua identità.  Le sue risposte sono di straordinaria sapienza: per definire sé stesso, Giovanni si riconosce nell’Altro. Perché il segreto di sé, è oltre sé stessi e ciò che qualifica ogni persona, è quella parte di mistero che porta dentro, che l’abita.
Ci viene rivolto, allora, un invito ad accogliere l’Altro: Dio e gli altri così come sono, come si rivelano, anche e soprattutto quando scompigliano i nostri schemi e le nostre attese. É la chiamata a fare di ogni persona un soggetto da contemplare, degno di fiducia, riconoscendolo nella sua verità, nella sua bellezza di figlio/a di Dio
Papa Francesco, Fratelli tutti così si esprime: La cultura dell’incontro implica la capacità abituale di riconoscere all’altro il diritto di essere sé stesso e di essere diverso”. (n. 218)
Allora, in questa settimana vogliamo chiedere a noi stessi: Cosa faccio per riconoscere Cristo che bussa alla porta del mio cuore nel volto di coloro che mi sono prossimi?
vogliamo impegnarci a riconoscere l’altro, a riconoscere agli altri il diritto a di essere diversi, di essere se stessi affinchè possiamo sperimentare la gioia di un nuovo inizio il desiderio di comunicare Gesù al prossimo, di riconoscerlo nell’altro.
Lasciamoci trasformare interiormente per vivere la gioia del Natale: «Il Dio della pace ci santifichi interamente, e tutta la nostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.!» (1Ts 5, 23-24).

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