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Mercoledì, 13 Maggio 2020 09:21

Frontliners della fede

Il 2019 stava per finire quando lo scoppio dell’infezione da corona virus ha iniziato a uccidere molti a Wuhan, in Cina. La notizia ha portato preoccupazione in tutto il mondo, ma l’impatto delle sue implicazioni non si era ancora fatto sentire. A febbraio di quest’anno, la notizia della situazione in Italia, con migliaia di infetti e di morti, compresi i sacerdoti, arrivata ovunque, ha allarmato il mondo. All’inizio di marzo, alcuni casi di infezione da coronavirus sono stati confermati anche nelle Filippine. Il governo qui è intervenuto immediatamente per prevenire la diffusione della malattia. La paura si fa sentire ovunque. Sono state ordinate delle quarantene comunitarie, da quelle più semplici a quelle più rigide. Solo una persona per famiglia può uscire e provvedere ai bisogni primari, tutti gli stabilimenti sono chiusi, tranne quelli relativi ai bisogni di prima necessità. L’allontanamento sociale è rigorosamente rispettato.
Nonostante le misure preventive, il numero di persone malate aumenta di giorno in giorno. I medici muoiono in servizio, molti di più sono infetti. È il momento in cui il discernimento non è più necessario. L’ambulatorio S. Maria De Mattias- Mission Center è un luogo dove i malati possono rifugiarsi, soprattutto quando gli ospedali devono dare più attenzione ai casi di Covid-19. La paura e l’assistenza alle famiglie hanno fatto sì che le nostre collaboratrici restassero a casa per la loro sicurezza.
Finché ci saranno medici impegnati a salvare vite umane, l’ambulatorio della Missione continuerà la sua attività con le tre Adoratrici in prima linea. Non è stata una mossa straordinaria, non è stato nemmeno il frutto di un lungo discernimento. Ci troviamo semplicemente uniti in una risposta connaturale al nostro essere Adoratrici che hanno ascoltato il grido del sangue. È un rischio perché non sapremo mai se uno dei nostri pazienti è infetto dal virus, ma il rischio è un cammino che Santa Maria De Mattias ha percorso molte volte per poter collaborare con Cristo nella sua opera di redenzione. Il rischio è anche la nostra via, ma nell’assumerla ci proteggiamo con le precauzioni necessarie per garantire la nostra sicurezza. Non possiamo smettere di vivere il nostro carisma e la nostra spiritualità soprattutto nei momenti in cui è più necessario. Si muore una volta sola, ciò che conta è come si è vissuto.
Siamo benedette perché la celebrazione eucaristica quotidiana si svolge nella nostra cappella, mentre le Messe nelle parrocchie sono sospese. Siamo benedette perché a noi religiosi è affidata l’animazione delle celebrazioni della Settimana Santa mentre ai parrocchiani sarà permesso di seguirle in streaming. “Donne in prima linea”, questa è la nostra identità, per testimoniare la nostra fede con gesti concreti. Siamo i “frontliners” di Cristo, vaccinati con il Suo prezioso Sangue secondo quanto dice Papa Francesco.
Come Adoratrici continuiamo ad essere uniti nella preghiera per la guarigione del mondo, in prima linea nella Chiesa locali e nelle situazioni e circostanze del nostro ministero.
Sr Flor Manga, ASC

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