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Lunedì, 30 Marzo 2026 09:45

Suor Emma Zordan, ASC

Tra le trentuno persone alle quali il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito l’onorificenza dell’Ordine “al merito della Repubblica italiana” per il loro impegno civile, per la loro “dedizione al bene comune “  e “la testimonianza dei valori repubblicani” c’è anche una religiosa che conosciamo bene: è la nostra suor Emma Zordan, la dinamica religiosa della Congregazione delle Adoratrici del sangue di Cristo che a 84 anni, da 12 anni, ogni sabato parte da Latina e raggiunge la Casa di reclusione Rebibbia, dove tiene il suo laboratorio di scrittura creativa con gli ospiti del penitenziario romano.
Il prossimo 3 marzo al Quirinale alle ore 12 verrà insignita di un’onorificenza tanto importante quanto inattesa: “Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana” con la motivazione “Per l’impegno profuso nel migliorare le condizioni di vita e le possibilità di reinserimento dei detenuti”.
Un riconoscimento ottenuto, quindi, proprio per il suo impegno di volontaria a Rebibbia dove organizza corsi di scrittura e concorsi letterari “per facilitare e migliorare le capacità di espressione dei detenuti”.  Sappiamo che quel tempo trascorso ogni sabato mattina alla “reclusione“ è qualcosa di più di un pur impegnativo laboratorio di scrittura: è uno spazio di libertà e di accoglienza che rincuora e offre ascolto, attenzione e affetto alle persone detenute. Che le aiuta ad affrontare la durezza della carcerazione e a ritrovare i fili delle loro vite spezzate, a ritrovare dignità, cercare perdono e guardare al futuro con speranza, malgrado la disumanità del carcere. Un impegno che non si ferma all’interno delle mura del  penitenziario, ma che suor Emma continua fuori, nel rapporto con i parenti dei detenuti, seguendo e sostenendo chi è uscito dal carcere. Ma anche aiutando chi è fuori a liberarsi da pregiudizi e preconcetti, aprendo il suo sguardo e la sua sensibilità alla realtà del carcere.  Lo strumento è la presentazione dei volumi che cura ogni anno, a conclusione del laboratorio di scrittura creativa, raccogliendo testimonianze delle persone recluse, dando così loro voce. Sono incontri tenuti in parrocchie, scuole, librerie che consentono  di far conoscere la realtà della vita ristretta e l’umanità di chi vive rinchiuso.
Per questo suo doppio impegno,  dentro e fuori il carcere, sono stati numerosi i messaggi di congratulazione arrivati a suor Emma, perché tanta è la stima di chi l’ha conosciuta e apprezzata come insegnante e formatrice o e l’ha incontrata in carcere da detenuto o volontario. Molto significativo è il messaggio della madre provinciale della sua Congregazione, suor Milena Marangoni. “Abbiamo appreso con gioia – scrive la superiora - dell’insigne carica di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana che ti è stata conferita dal Capo dello Stato, il Presidente Sergio Mattarella, per il tuo impegno nel cercare di migliorare le condizioni di vita dei detenuti e per dare loro la possibilità di reinserirsi nella società”.  “È un atto -osserva - che premia la tua strenua e appassionata azione verso persone che vivono in situazioni fortemente precarie nelle nostre carceri come lo attestano i numerosi suicidi che avvengono in esse. È un evento – conclude la religiosa - che onora non solo te ma tutta la Congregazione di cui fai parte e soprattutto la nostra Regione. Ti ringraziamo suor Emma, perché ci mostri che non c’è limite di età per spendere la nostra vita a favore degli ultimi e ti auguriamo ancora tanta energia e amore in questo ministero oggi così urgente”.
Se con questo riconoscimento il capo della Stato ha indicato all’opinione pubblica esempi positivi da seguire, quello di suor Emma non premia solo lei, ma anche l’impegno dei tanti volontari, in particolare religiose e consorelle, che con umiltà, discrezione e generosità si dedicano alla popolazione detenuta.
Proprio per questo quella telefonata dal Quirinale è arrivata inattesa e ha sorpreso suor Emma. Ma  le ha pure confermato la grande sensibilità del presidente Mattarella verso la realtà del carcere e la sua preoccupazione per la condizione disumana che vivono i detenuti. Questo riconoscimento ha rafforzato la vicinanza dei volontari verso chi rappresenta nel modo più alto le istituzioni democratiche e tutela la nostra Costituzione. Questa alta onorificenza non cambia certo la vita e l’impegno di suor Emma, ma forse la ripaga delle tante amarezze, incomprensioni  e sofferenze che – come i detenuti –  anche i volontari subiscono vivendo il carcere. Ora, forse con più forza e determinazione suor Emma Zordan, commendatore della Repubblica italiana, varcherà il portone blindato di Rebibbia per incontrare i suoi amici detenuti, sicuramente felici e orgogliosi per questo riconoscimento che va oltre suor Emma e abbraccia tutte le consorelle che nelle carceri italiane dedicano la loro vita alle persone recluse. Un servizio straordinario ed essenziale di accoglienza e umanità che il Quirinale ha posto all’attenzione del Paese.

 

Roberto Monteforte
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