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serafina-cinqueSerafina Cinque, Noemi al  battesimo, nacque il 31 gennaio 1913 a Boca das Garças, villaggio sul Rio delle Amazzoni  (Brasile), da genitori originari di Sapri (Salerno – Italia).
Seconda di dodici figli, a causa della sua salute molto precaria, visse piuttosto protetta e un po’ “viziata”. A  undici anni l’austero papà l’affidò alle cure delle suore Dorotee,  a Manaus,  perché venisse educata e istruita.

Preparata dalle suore alla prima comunione, Noemi, in quello stesso giorno, decise imprevedibilmente di essere  tutta di Gesù. I genitori non le permisero di diventare subito suora. Ella,  allora, lavorò intensamente come catechista di bambini, giovani ed adulti  nella sua parrocchia di Manaus e, per poter aiutare i malati poveri, prese  anche il diploma di infermiera.
Nel 1946, a 33 anni, entrò tra  le Suore Adoratrici del Sangue di Cristo che, provenienti dagli Stati Uniti,  avevano aperto una missione in Amazzonia.

La povertà che la circondava toccava profondamente il suo cuore e non le permetteva di chiudere gli occhi, anzi, la faceva lavorare instancabilmente. Sollecitava i giovani e le ragazze a studiare per avere un futuro migliore, correva al capezzale delle partorienti per  salvare madri e bambini; accoglieva malati di ogni genere per curarli con medicine che spesso ella stessa preparava e, soprattutto, preparava altre persone perché l’aiutassero e dessero continuità al suo lavoro.

 

Nel 1972, anno in cui venne  inaugurata la strada Transamazzonica, miraggio per tanti poveri del Brasile –  Suor Serafina venne inviata ad Altamira, una cittadina nel cuore della foresta,  per insegnare nel turno serale dell’Istituto Maria De Mattias e per dirigere l’ambulatorio diocesano. Qui Suor Serafina venne in contatto, in modo ancora più crudo, con la più grande miseria: quella già esistente, assommata a quella  che la Transamazzonica stava generando. Si adoperò con ogni mezzo ad aiutare quelle donne che, giunte  dalla foresta in città per dare alla luce la loro creatura, non trovavano alcun punto di appoggio. Accoglieva nel piccolo ambulatorio anche i malati  provenienti dall’interno della foresta. La sua delicata insistenza presso il vescovo, mons. Erich Kräutler, già sensibile al problema, fece si che questi  costruisse una casa di accoglienza: suor Serafina la chiamò: “Casa della Divina  Provvidenza”, perché si sarebbe dovuta mantenere con la generosità della gente  della città di Altamira e dei contadini della foresta.

.. Era il 1984. La casa della “Divina Provvidenza”  per le gestanti e il Rifugio S. Gaspare, costruito in seguito per i malati, raggiunsero ben presto le 100 presenze. Per la gente Serafina si fece mendicante ogni giorno, andando di porta in porta, e poté  così sperimentare “come Dio è buono”, espressione diventata il suo motto. Per  questo fu chiamata la “Madre Teresa di Altamira” e la stampa nazionale la definì l’”Angelo  Bianco della Transamazzonica

..Lo scopo dell’opera di Suor  Serafina, però, non fu solo l’assistenza sanitaria, ma anche la formazione  umana, civile, culturale e religiosa degli ospiti nella “Casa Divina Provvidenza”. Pronta all’aiuto immediato, guardava però anche al futuro di queste persone: una vita dignitosa ed autonoma.

Consumata da un cancro alle  ghiandole linfatiche, morì a Manaus il 21 ottobre 1988. Per lei è iniziato il processo di canonizzazione e la Chiesa l’ha dichiarata venerabile nel gennaio 2014.

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